La Siria sarà l'epicentro di un nuovo conflitto mondiale?

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Stanotte - alle 3:00, ora italiana - Francia, Regno Unito e Stati Uniti d'America hanno avuto la brillante idea di lanciare un centinaio di missili contro un presunto luogo di stoccaggio di armi chimiche del Centro Ricerca Scientifica di Damasco, in Siria.
A vantarsi di questo ignobile gesto è stato Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d'America che, in un Messaggio alla Nazione, ha detto senza mezzi termini: "il nostro obiettivo è distruggere le capacità di lanciare armi chimiche del regime siriano. Andremo avanti il tempo necessario per distruggere le loro capacità".
A "reggergli il moccolo" c'era anche Theresa May, Primo Ministro del Regno Unito, che con insana freddezza ha dichiarato: "non c'erano alternative all'uso della forza per ridurre il potenziale dell'armamento chimico del regime siriano e dissuaderne l'uso".
Paolo Gentiloni, dimissionario Presidente del Consiglio italiano, invece, per una volta ha detto una cosa che condivido al 100%: "l'Italia non ha partecipato all'attacco di questa notte e non ha prestato neppure il soccorso logistico agli Stati Uniti insistendo e chiarendo che dal territorio italiano non partissero azioni direttamente mirate a colpire la Siria. Le conseguenze umanitarie sulle vittime civili di queste armi atroci non sono degne della nostra civiltà. Le abbiamo viste in questi giorni e non possiamo più tollerarle. L’azione di questa notte è stata circoscritta e mirara a colpire la fabbricazione di armi chimiche. Ma non può essere l’inizio di un’escalation".
L'attacco - assolutamente immotivato - di questa notte ha creato frizioni e tensioni di carattere internazionale. La Russia e l'Iran hanno immediatamente condannato l'attacco. L'Ambasciata di Russia negli Stati Uniti ha comunicato che "le azioni degli Usa e dei loro alleati in Siria non rimarranno impunite e senza conseguenze". Al diplomatico sovietico ha fatto seguito Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, che vuole una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per capire cosa quest'ultimo intenda fare. L'Esercito russo non era stato informato dell'attacco alla Siria e precisa che nessuna delle sue basi militari è stata coinvolta.
Lo scenario che si sta delineando fa paura. Sembra il preludio di un nuovo conflitto mondiale. Se stare nella Nato significa buttare bombe sulla testa di una popolazione già martoriata come quella siriana la mia domanda è: ne vale ancora la pena?
Ciascuno tiri le proprie conclusioni. Una cosa è sicura: il sottoscritto, per il poco che vale, prende le distanze da chi bombarda ed uccide le popolazioni civili.

di Elia Rovera

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